Il
tartufo bianco pregiato, nome scientifico TUBER
MAGNATUM PICO. E' considerato il tartufo per autonomasia
perché riveste un'importanza commerciale notevole.
Conosciuto anche come Tartufo d'Alba o del Piemonte
perchè cresce in abbondanza soprattutto in questa
regione, ma lo si trova anche se in minima parte in
alcune aree dell'Italia centrale e nel sud della Francia.
Alba lo ha battezzato, ma nel Piemonte é presente
in tutto il Monferrato, Langhe e Roero ed in parte della
collina torinese.
Esso ha un aspetto globoso, con numerose depressioni
sul peridio che lo rendono irregolare. La superficie
esterna é liscia e leggermente vellutata. Il
colore varia dall'ocra pallido al crema scuro fino al
verdastro. La sua carne o gleba é inconfondibile
e si presenta bianca e giallo grigiastra con sottili
venature bianche. Il suo profumo piacevolmente aromatico
ma diverso dall'agliaceo degli altri tartufi lo rende
unico nel suo genere. Vive in simbiosi con quercie,
tigli, pioppi e salici e raramente lo si trova in concomitanza
ad altri tartufi. Il tartufo bianco, per nascere e svilupparsi
ha bisogno di terreni particolari con condizioni climatiche
altrettanto particolari: Il suolo deve essere soffice
e umido per la gran parte dell'anno, deve essere ricco
di calcio e con una buona circolazione di aria. E' quindi
intuibile che non tutti i terreni presentino queste
caratteristiche e proprio questi fattori ambientali
fanno si che il tartufo bianco diventi un frutto raro
quanto ambito. La raccolta è da Settembre
a Dicembre.
Presupposto che il materiale che compone il suolo debba
essere ricco di calcio e che il microclima deve essere
fresco e umido anche d'estate, il tartufo bianco pregiato
cresce laddove agenti dinamici esterni ricreano anno
dopo anno uno strato soffice e poroso di suolo che possa
essere facilmente colonizzato dal fungo ed entro il
quale ci sia un grande circolazione di aria. In natura
il combinarsi di questi fattori non e' poi cosi' frequente,
inoltre il perdurare di queste condizioni deve essere
sincronizzato con il ciclo annuale del fungo. Nell'ambiente
delle rocche del Roero (zone limitrofe alle più
famose Langhe), ad esempio, lo strato soffice e poroso
viene creato ogni anno dalle piogge autunnali. Queste
provocano delle rapide e localizzate esondazioni dei
corsi d'acqua nei fondovalle, il materiale terroso trasportato
dalle acque, quindi, viene depositato in maniera rapida
e caotica lungo le sponde creando delle strutture di
suolo con forte porosita' connessa con l'esterno. Nella
primavera successiva, questo strato, completamente privo
di vegetazione e ricco di pori grossi ed in comunicazione
con l'esterno, viene rapidamente colonizzato dalle nuove
radici micorrizate ed in seguito dal micelio. Se le
condizioni climatiche estive saranno favorevoli, tali
da conservare in vita il micelio del fungo ed il maggior
numero possibile di primordi fruttiferi, nell'autunno
si avra' una buona produzione di tartufo bianco pregiato.
Questo ciclo deve rinnovarsi ogni anno perche' il terreno
tende a ricompattarsi e a perdere porosita' per riempimento
dei vuoti sia con il materiale fine trasportato dall'acqua
al suo interno, sia per effetto della pioggia battente,
sia per effetto della costipazione operata dalle radici
delle specie erbacee che successivamente colonizzeranno
il terreno. Si puo' generalizzare dicendo che gli ambienti
del tartufo bianco pregiato derivano da una forte dinamica
morfologica in un ambiente calcareo e con clima di tipo
temperato piovoso con estati fresche ed umide. E' possibile
trovare tartufaie naturali quindi lungo le pendici con
piccoli movimenti franosi superficiali (dinamica di
versante delle zone di San Miniato o lungo tutto l'Appennino
dall'Emilia fino alle zone piu' alte del nostro meridione).
A volte si associa l'alternanza di gelo disgelo che
ricrea ogni anno uno strato poroso sufficiente per lo
sviluppo del tartufo (dinamica climatica delle zone
del Mugello o del Montefeltro). Altre volte e' conseguenza
dell'azione inconsapevole dell'uomo con le lavorazioni
dei terreni non eccessivamente profonde magari legate
a suoli formati da materiali stabili che non perdono
la loro struttura porosa resistendo piu' di altri alla
compattazione operata dalla pioggia, come nel caso delle
marne calcaree delle zone di Acqualagna e del Piemonte.
Da quanto detto si puo' intuire come, a prima vista,
possano apparire differenti gli ambienti del tartufo
bianco ma quanto in realta' siano specifici e simili
se osservati con l'ottica del tartufo.
Essendo un fungo ipogeo dalle esigenze biologiche molto
poco flessibili, e' il pedoambiente che deve essere
valutato nel suo complesso. Ecco perche' aree apparentemente
diverse ma con in comune le tre condizioni suolo fondamentali,
in presenza di piante ben micorrizate, vengono scelte
dal tartufo per la sua riproduzione.
Per Maggiori informazioni:
www.albatartufi.com
www.truffel.com
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