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E'
adagiata nella pianura lungo il corso della Sesia dove
circostanze storiche hanno reso la cittadina un'entità
complessa. Una città troppo spesso sottovalutata,
capitale europea del riso. Il Vercellese è terra
morfologicamente contrastante, dai paesaggi di pianura
passa a scenari collinari, per poi trovarsi faccia a
faccia con ambienti prealpini. I monti s'innalzano gradatamente
e assumono un aspetto incombente, mentre i loro fianchi
si ricoprono di fitte abetaie. Per lungo tempo dimenticata
dal turismo di massa, la Valsesia è uno degli
angoli delle Alpi in cui meglio si sono conservate le
testimonianze culturali e artistiche delle genti di
montagna. Il passaggio dalla pianura arida a quella
umida è quanto di più netto e sorprendente
sia dato di vedere in tutta la Pianura Padana. In Primavera
le campagne da poco allagate, formano un lago quieto
e immenso, suddiviso da sottili cordoli di terra, in
una teoria di rettangoli e quadrati; la "bassa"
vercellese offre uno spettacolo di bellezza inconfondibile.
Qua e là qualche lieve collina increspa la grande
piana rompendone l'uniformità. Probabimmente
furono i Celti, attorno al VI secolo a.C., a fondare
la città che i Romani chiamarono "Vercellae".
Nel 49 a.C. la città fu elevata al rango di "Municipio"
e da quel momento iniziarono le sue fortune, Vercelli
si trasformò in un importante fulcro di vita
economica e culturale.
Dei primi secoli della storia locale sono tornati alla
luce alcuni reperti archeologici, oggi conservati nel
museo Leone. Nel 1228 il Comune diede vita alla prima
università degli studi sorta in Piemonte, lo
"Studio Generale". Nel Cinquecento vi fiorì
un'importante scuola pittorica, la "Scuola Vercellese",
iniziata dal casalese Martino Spanzotti, nella cui bottega
si formarono Defendente Ferrari, Girolamo Giovenone,
Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma, e che più
tardi influenzò Gaudenzio Ferrari e Bernardino
Lanino. Sempre in quegli anni si diffuse la tecnica
artistica della tipografia, della quale i due centri
piemontesi si fecero promotori del mondo. Nel 1713 Vercelli,
dopo essere occupata dai Francesi che smantellarono
le fortificazioni presenti, tornò ai Savoia che
vi portarono un certo miglioramento economico e introdussero
nell'architettura locale le forme del Barocco piemontese.
Architetti quali: Benedetto Alfieri e Filippo Juvarra
lasciarono dei segni evidenti negli edifici civili e
religiosi dell' epoca. Circa un secolo dopo, nel 1821,
la Seconda Guerra d'Indipendenza costò un tributo
pesantissimo alla città di Vercelli; per contrastare
la fulminea avanzata delle truppe austriache su Torino,
la pianura venne inondata da un' immensa massa d'acqua
che interruppe ogni comunicazione e rese impossibili
i movimenti del nemico.
Vercelli fino ai giorni nostri vanta archittetture straordinarie
e tesori poco conosciuti, maestri dimenticati e capolavori
meravigliosi, testimoni di
un passato glorioso.
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