barolo
A PINEROLO
Tra cimeli e documenti rivive l'illustre tradizione della cavalleria italiana.
 
Il Museo Storico dell'Arma di Cavalleria ha sede nell'antica caserma "Principe Amedeo", ora "Generale Fenulli", eretta per volere e a spese della città di Pinerolo a partire dal 1845. Dopo la prima guerra d'Indipendenza, dopo l'abdicazione di Carlo Alberto e la salita al trono di Vittorio Emanuele II, il ministro della guerra La Marmora volle riservare alle batterie a cavallo i padiglioni della reggia di Venaria Reale, sino ad allora sede della Scuola di Equitazione fondata da Carlo Felice, trasferendo così la scuola a Pinerolo. Ciò si disse anche per allontanare i giovani frequentatori dalle distrazioni allora offerte da Torino, capitale dello Stato. E a Pinerolo la scuola rimase sino allo scioglimento avvenuto nel 1943.
Successivamente su istanza del Consiglio dell'Associazione Nazionale Arma di Cavalleria, il Museo fu istituito nella sede attuale di Pinerolo dal Ministero della Difesa alla fine del 1961.
Ricevuta dal Presidente della Repubblica personalità giuridica, fu inaugurato ed aperto al pubblico nel 1968.
Oggi il Museo dipende dalla Scuola di Cavalleria di Montelibretti (Roma).
Particolarità del museo è che quasi nulla di ciò che vi è custodito appartiene all'amministrazione della Difesa, neppure la caserma che è di proprietà della città che lo ospita e alla quale viene pagato un affitto simbolico di poche lire l'anno. Tutti i materiali esposti infatti, sono stati donati nel tempo da ufficiali, sottoufficiali, militari e simpatizzanti dell'Arma.
La vasta esposizione di cimeli che di giorno in giorno si arricchisce grazie a nuove
donazioni (l'ultima giunta da poco tempo comprende i cimeli già del Circolo Ufficiali del Reggimento Vittorio Emanuele II, sciolto alla fine della guerra ed offerti dalla sezione A.N.A.C di Bologna) lo rende in Europa uno tra i più ricchi musei d'arma: la vasta collezione è suddivisa nel palazzo in vari settori.
Il percorso di visita. Al piano terra, oltre alle grandi lapidi monumentali con i nomi degli ufficiali, già frequentatori dell'Istituto, caduti nelle guerre per il Risorgimento, nelle guerre coloniali e durante la Grande Guerra, oltre al sacrario dove sono raccolte le fotografie degli ufficiali decorati di medaglia d'oro, sono posti carri, carreggi, carrozze, selle, gualdrappe.
Al primo piano si trovano bronzi, argenti, stampe, quadri, vessilli, stendardi ed una ricca raccolta di uniformi che riguardano il periodo tra l'inizio delle guerre risorgimentali ed i nostri giorni.Il secondo piano interessa le campagne coloniali e le due guerre mondiali. In una delle sue gallerie troviamo infine una raccolta di armi bianche da fuoco indigene, arabe, europee.
Completano il museo una vasta biblioteca militare e una biblioteca riguardante il cavallo, entrambe dotate di rare opere del Sei, Sette e Ottocento.
Non mancano una ricca cineteca e una fototeca: quest'ultima raccoglie la documentazione fotografica della vita della Scuola, con foto scattate da un antico studio di Pinerolo, ancor oggi esistente, che mantiene la proprietà dei negativi.
Un nuovo modo di cavalcare. Il museo, molto frequentato da scolaresche, non solo piemontesi, ospita spesso comitive di stranieri, ciò a dimostrare quanto la Scuola di Cavalleria fosse conosciuta all'estero. E si racconta di quando il ministro Spadolini, in visita ufficiale negli Stati Uniti, fosse pressato dal presidente Reagan non già da domande riguardanti la Nazione, bensì da richieste inerenti la vita e l'attività della Scuola di Cavalleria.
Pochi pinerolesi sono a conoscenza del fatto che dal 1900 al 1938 ben 33 nazioni, dalla Svezia alla Russia, dagli Stati Uniti all'Inghilterra, dalla Norvegia al Cile, hanno inviato i loro migliori ufficiali a Pinerolo, la capitale mondiale dell'equitazione ad imparare il nuovo metodo di montare a cavallo ideato dal capitano livornese Federico Caprilli. E la figlia primogenita del re qui conobbe il conte Calvi di Bergolo, ottimo cavaliere, che in seguito sposò.
Caprilli, andando contro mille anni di equitazione ufficiale, capì che non era il cavallo a doversi adattare al cavaliere, ma il contrario.
E se prima di Caprilli il povero animale tirato con forza in bocca e schiacciato sulle reni non riusciva a saltare più di 80 cm (il cavalier Paderni, istruttore della Scuola, nei suoi scritti affermava che un tale salto presentava già molti rischi!), nel 1902 al Concorso Ippico di Torino, fuori gara, il Maestro saltava addirittura 2,08 m.
E i suoi allievi, dopo di lui, morto per caduta da cavallo novant'anni orsono, nel dicembre del 1907 raggiunsero altezze vertiginose.
Il Tenente Ubertalli a Pinerolo, due anni dopo salto 2,20 m; il capitano Gutierrez nel 1938 a Piazza di Siena saltò 2,44 m e il duce, incredulo, fece ricostruire l'ostacolo nel cortile di Palazzo Venezia.
Infine nel 1949 il capitano cileno Larraguibel, sul cavallo Huaso, saltò 2,47 m che ancor oggi risulta il primato mondiale di elevazione.

Testo di g.b.p.
 
 
 
 
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