barolo
Il nome Erbaluce compare infatti solo nel 1606 e ne dà spiegazione Giovanni Battista Croce nella sua opera Della eccellenza et diversità dè vini che nella montagna di Torino si fanno:
"Elbalus è uva bianca così detta, come Alba Luce, perchè biancheggiando risplende: ha li grani rotondi, folti e copiosi, ha il guscio o la scorza dura: matura diviene rostita e colorita e si mantiene in su la pianta assai.E' buona da mangiare e a questo fine si conserva. Fa i vini buoni e stomacali".
L'Erbaluce, detto di Caluso, è un vitigno autoctono del Canavese ed è uno dei pochi "bianchi" piemontesi.
Ha trovato il suo terreno ideale nelle ripide ed asciutte colline dell'anfiteatro morenico d'Ivrea coltivato nella tradizionale forma di pergola canavesana, comunemente detta tòpia.
La natura acida di questi rilievi, raro esempio nell'ambito dei terreni da vite italiani, contribuisce alle specificità dell'uva prodotta da questo vitigno. L'elevata duttilità consente di ottenere tre tipi di Erbaluce con riconoscimento D.O.C.: il Caluso, il Caluso Passito e il Caluso Spumante.
Il Caluso è il classico Erbaluce secco. Il Passito, vino di antica tradizione, si ottiene con un laborioso procedimento che ha inizio durante la vendemmia con la selezione dei grappoli migliori.
Questi, posti in locali ariosi, sono fatti appassire per tutta la durata dell'inverno al termine del quale si compie la schiccatura, che consiste nello staccare gli acini ad uno ad uno dal grappolo.
Il nettare ottenuto dalla loro spremitura è poi fatto invecchiare per 4 anni, ottenendo quello straordinario "vino da meditazione" dai mille sentori.
La grande versatilità dell'Erbaluce ha permesso di ottenere anche notevoli versioni spumatizzate con metodo Champenoise e Charmat.
 
 
 
 
 
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