in
territorio canavesano. Le caratteristiche morfologiche,
unite al notevole stato di conservazione, fanno di questa
struttura geologica un esempio di rilevanza mondiale.
Le colline moreniche canavesane, un balcone sulla pianura
eporediese, possono essere idealmente suddivise in tre
parti. La prima corrisponde al rettilineo ed imponente
tratto che da Andrate, alle pendici del Mombarone, va
sino a Viverone e che viene detto la Serra..
La seconda, di morfologia più complessa e meno
evidente, va da Viverone a Ponte Preti, là dove
il torrente Chiusella si è trovato un varco per
raggiungere la pianura eporediese. L'ultima parte, corrispondente
alla sponda sinistra orografica della bassa Valchiusella,
va da Ponte Preti sino a Brosso, raccordandosi alle
pendici del Metallifero Monte Gregorio.
All'interno di queste "terre alte", le cui
mutevoli caratteristiche geomorfologiche e climatiche
hanno dato origine a specificità naturali ed
andropiche, una nobile presenza suggella l'unità
territoriale: l'Erbaluce.
L'uva
che risplende
La
viticoltura in Canavese ha antiche origini. I
Romani apprezzarono molto il vino prodotto con
le viti locali, impiantato probabilmente dagli
antichi Salassi.
Nella prima metà del '500 il bottigliere
Sante Lancerio, al seguito di papa Paolo III Farnese
in viaggio lungo la penisola, ebbe modo di conoscere
numerosi vini. Impietoso nei confronti di molti
di questi, ebbe invece parole di elogio per i
vini canavesani, tra i quali un bianco, sicuramente
l'Erbaluce.
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