barolo
Il Canavese è antica terra di viticoltura.
Nell'area dell'anfiteatro morenico riluce una nobile presenza:
l'Erbaluce, la biancheggiante Alba Luce
Testi di Stefano Roletti,
fotografie di Gian Luca Boetti e Stefano Roletti
 
Risalendo il cammino che conduce alle grandi montagne del nord-ovest all'improvviso la Pianura Padana lascia spazio ad una terra la cui storia naturale e umana ne ha plasmato l'aspetto e che oggi si presenta carica di suggestione per chiunque desideri conoscerla: il Canavese.
E' terra abitata da molti millenni. In origine come recita il Theatrum Sabaudiae, vi furono i Salassi meridionali, un popolo di origine celtica che ha lasciato poche, ma significative tracce della sua civiltà. Ma è anche la terra di Arduino d'Ivrea, il primo re d'Italia nel 1002. Personaggio storico e mito per il popolo canavesano che ne conserva gelosamente le spoglie in un maniero, uno dei tanti che ricordano, la violenta guerra guelfo-ghibellina e la rivolta dei Turchini a cui si ispira quello straordinario momento di festa che è il Carnevale d'Ivrea.
Una città che con tutto il Canavese ha preso parte all'esperimento sociale di Adriano Olivetti, un'opera assolutamente attuale da cui l'intera area trae ancora oggi benefici.
Ma, come recita uno slogan promozionale, in Canavese "La cultura sposa la natura".
Ed ecco le valli del Gran Paradiso dove lo stambecco è
il padrone delle vette che si spingono sino ai 4000 m.
Le valli minori, con la loro natura intatta, offrono altrettanti spunti di interesse come le incisioni rupestri della verde Valchiusella.
In questo ricco scenario naturale e antropico, un posto di assoluto rilievo merita quel prodigio geomorfologico che è l'anfiteatro morenico d'Ivrea.

Le grandi morene del Canavese.


Giungendo dalla Pianura Padana, ormai prossimi ad Ivrea, la terra ha un sussulto dando luogo a ripidi rilievi. Sono queste le colline dell'anfiteatro morenico d'Ivrea, la struttura geologica originata a partire da un milione di anni or sono, durante le fasi di glaciazione del Pleistocene.
Le mutate condizioni climatiche furono all'origine del grande ghiacciaio Balteo, un fiume di ghiaccio esteso dalle pendici del Monte Bianco alla pianura canavesana. Quest'ultima, sino ad allora occupata dal mare che spingeva nei fiordi delle valli alpine, subì la forza devastante del ghiacciaio per quasi un milione d'anni. La testimonianza più significativa di questo periodo sono le morene del ghiacciaio, corrispondenti all'arco collinare che si estende quasi interamente
 
 
 
 
 
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